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L’Ecomuseo e la memoria del 25 aprile

In occasione della ricorrenza della Festa della Liberazione, l’Ecomuseo del Casentino ha programmato delle aperture straordinarie

CASENTINO — Si parte da Molin di Bucchio, località del Comune di Pratovecchio Stia dove trovò la morte Pio Borri, primo partigiano ucciso dai nazifascisti nella provincia di Arezzo. Studente di giurisprudenza, Borri fu inviato ad Arezzo per essere arruolato nella milizia fascista. Dopo l'8 settembre formò in Casentino due bande di resistenti e armò i gruppi grazie ad una brillante operazione contro una caserma. Fermato a un posto di blocco tedesco, vene ucciso dai responsabili del comando fascista della zona l’11 novembre del ‘43. Il corpo, abbandonato in un fosso, fu recuperato solo dopo alcuni giorni. La struttura, che racconta anche la storia della civiltà rurale casentinese attraverso uno dei punti strategici come appunto l’antico mulino ad acqua, sarà aperta al pubblico dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Nella fascia pomeridiana, tempo permettendo, sono previsti intrattenimenti musicali e teatrali all’aperto (informazioni al 338-1007610).

Altra località dal forte impatto simbolico su questa giornata è Moggiona, nel Comune di Poppi, dove oggi si trova il Museo della Guerra e della Resistenza che custodisce fra l’altro la memoria della strage di Moggiona del 7 settembre 1944, dove persero la vita 18 civili sotto la furia delle milizie germaniche. Non ci fu nessun motivo per commettere questo brutale crimine: né una rappresaglia per vendicare soldati tedeschi uccisi, né un'azione contro bande partigiane, non operanti nel paese. Anche qui gli orari di apertura nel giorno della Liberazione sono 10 – 13 e 15 – 18. Il numero da chiamare per informazioni è il 334-3050985.

Infine a Subbiano, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, è aperto il Museo Storico della Seconda Guerra Mondiale, a cura dell’Associazione “Quelli della Karin”, una no-profit dedita allo studio del passaggio della seconda guerra mondiale nel territorio aretino, nello specifico il basso Casentino. Il nome viene dal fatto che i tedeschi nell’agosto del 44 istituirono una linea difensiva che da Anghiari arrivava fino alle colline sopra il paese di Capolona attraversando Subbiano da est a ovest, per ritardare l’avanzata alleata. La linea fu detta appunto Linea Karin. Il museo si trova nel borgo di Subbiano, e vi sono esposti reperti rinvenuti nelle campagne di ricerca dei giovani volontari, oggetti che i soldati hanno dimenticato, abbandonato o smarrito sui campi di battaglia. Per informazioni 366-4072766.

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